cose che ho imparato

lo zeitgeist,
un pezzo alla volta.


vita da single:

sbrinare il frigo, lavare le tende, sgrassare i vetri, disincrostare il forno: l’estate in città permette di dedicarsi a decine di eccitanti attività con cui prepararsi a un nuovo autunno di solitudine.

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non appartengo a quella razza superiore di persone che ripiegano il lembo del nastro adesivo per ritrovarlo al successivo utilizzo.

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quando sono triste, salgo in piedi su una sedia e guardo la mia casa dall’alto per vederla diversa. non sempre funziona, anzi quasi mai. ma è una cosa molto poetica da scrivere.

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costerà anche poco ma, quando lo apri, il sacchetto dell’insalata mista fidel puzza di cantina.

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dio esiste e mi ama: quando decido mio malgrado che è il momento di ricominciare a correre, egli decide che è il momento di mandare ettolitri di pioggia.

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“single” non è uno stato civile, è uno stato di diritto.

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“single” non è uno stato civile, è uno stato di grazia.

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“single” non è uno stato civile, è uno stato di quiete.

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“single” non è uno stato civile, è uno stato mentale.

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non esiste ancora un sollecito di pagamento così minaccioso da farmi materializzare i soldi necessari per pagarlo, sappiatelo.

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ordino cd online, mi abbono a riviste molto cool, spedisco vitali raccomandate con ricevuta di ritorno, ma nella cassetta della posta trovo solo bollette e solleciti.

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chi mi dice “sei sparito!” senza avermi mai cercato è sparito quanto me.

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più mi sento solo, più divento selettivo.

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se vedo una busta simile a una bolletta nella cassetta delle lettere, lì vi rimane per i successivi sette giorni.

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