tra una settimana lascio facebook.
qui i motivi.
al momento, l’unico pregio che riconosco a facebook è quello di rammentarmi i compleanni degli amici degli amici e di persone viste tre volte in vita mia.
la verità è che vedo le nostre foto su facebook, quelle in cui beviamo birra o mangiamo pizze o facciamo i duri o i simpatici o semplicemente prendiamo il sole su spiagge tropicali, e siamo tutti uguali e mi si riempie il cuore di desolazione.
caro generatore automatico di banner su facebook, quale dettaglio del mio profilo personale ti suggerisce che possa interessarmi dell’abbigliamento di classe per cuochi di classe?
caro generatore automatico di banner su facebook, quale dettaglio del mio profilo personale ti suggerisce che possa interessarmi il nuovo album dei brutal truth, the godfathers of grind metal?
ecco, poi vorrei anche dire a tutti i crociati di facebook che la parola abruzzo è singolare e si scrive con una sola b.
ma davvero crediamo che a qualcuno in abruzzo interessino i messaggi di vana solidarietà e le foto di candele accese che da stamattina pubblichiamo su facebook? lo facciamo per noi, mica per loro.
se su facebook esistesse il quiz “quale parte di milano ti rappresenta di più?” credo che oggi risulterei “la ghiaia monocromatica del viale principale del cimitero monumentale”.
anche pino scotto ha un profilo su facebook.
in tempi di grandi cambiamenti e profonda incertezza, il popolo bisbiglia, mormora, parla, grida, screpita e infine si solleva.
e talvolta viene ascoltato.
il nuovo facebook è una versione bulimica di twitter.
la nuova interfaccia di facebook è il pretesto che aspettavo per cominciare a parlar male di facebook.
“a facebook si accede attraverso un giuramento (…): (…) “voglio diventare tuo amico” (…). ignorare questo vincolo è tradire se stessi (…). quello di facebook è un geniale ricatto morale.”
(luca sofri, qui)
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